CON GLI OCCHI APERTI IN UN RUGGITO installazione + talk
Nel 2015 debuttava al Ternifestival L’uomo che cammina, una performance di paesaggio divenuta un’opera-manifesto del collettivo DOM-. Ispirato all’omonima graphic-novel di Jiro Taniguchi, L’uomo che cammina è il racconto di una città, un viaggio a piedi di diverse ore in cui il pubblico segue a distanza una figura in cammino che attraversa strade e tangenziali, spazi residuali, terrain vague, quartieri ordinari e spazi iconici.
Nel corso di dieci anni il lavoro si trasforma attraversando contesti differenti - da Rimini a Marsiglia, da Roma a Copenaghen - ridefinendosi ogni volta attraverso una relazione situata con territori, corpi e storie. Leonardo Delogu e Valerio Sirna definiscono questa ricerca teatro di paesaggio: una pratica che sposta il processo creativo fuori dalla “scatola nera” del teatro per esporlo all’imprevedibilità del reale. Il paesaggio non è sfondo né scenario, ma dispositivo relazionale e politico, campo di tensione che assembla presenze umane e non umane, memorie, immaginari, infrastrutture, detriti, conflitti e possibilità. In questo spazio aperto, regia, drammaturgia e coreografia negoziano continuamente con ciò che eccede il controllo autoriale, lasciando emergere la performatività della materia e delle relazioni.
A dieci anni dall’inizio del progetto, Con gli occhi aperti in un ruggito restituisce questo percorso attraverso tre opere audiovisive realizzate con STRIAZ - Studio Azzurro Ricerca e prodotte da Sardegna Teatro. Il lavoro di STRIAZ non si limita a documentare le performance, ma rielabora il materiale performativo in un dispositivo cinematografico e installativo, costruendo un punto di vista autonomo sul paesaggio, sul corpo e sulle forme della presenza.
L’uomo che cammina (Milano, 2019)
Lo scrittore Antonio Moresco, protagonista dell’allestimento milanese, attraversa la città partendo dal centro per spingersi fino alle estreme propaggini dell’urbano, in un corpo a corpo con il reale. Il testo Camminare da solo, di notte, scritto e interpretato da Moresco e musicato da Fabio Zuffanti, accompagna il pubblico attraverso un parco della periferia sud di Milano, intrecciando esperienza del cammino, scrittura e paesaggio notturno.
Porpora che cammina (Bologna, 2022)
Grazie all’incontro con Porpora Marcasciano, attivista, scrittrice e figura centrale del movimento transgender italiano, il progetto cambia titolo e abbandona la centralità della figura maschile: Porpora interpreta sé stessa e viene al tempo stesso incarnata da altre soggettività, in una sorta di viaggio indietro nel tempo. Ne emerge un biopic frammentato in cui autobiografia, memoria politica e storia urbana si contaminano e si rispecchiano a vicenda.
La città che cammina (Cagliari, 2023)
A Cagliari il dispositivo si apre a una pluralità di guide: sei interpreti umani e un cane si alternano alla conduzione del percorso. Affidando la narrazione a una prospettiva non umana, l’opera interroga i limiti di uno sguardo antropocentrico, lasciando emergere disuguaglianze, speculazioni e zone d’ombra della città. Dalle tracce di un mondo in esaurimento se ne intravede l’arrivo di uno nuovo: forme di vita ancora da comporre, capaci di rinegoziare il rapporto tra corpi, spazio, giustizia e futuro.